NODULI TIROIDEI

DIAGNOSI E TERAPIA DELLA PATOLOGIA NODULARE TIROIDEA

 

Prof. Giampaolo Papi

 

 

Il riscontro di noduli tiroidei è piuttosto frequente nella pratica clinica in tutto il mondo, soprattutto in aree con deficit di Iodio di grado lieve-moderato come l’Italia. La prevalenza dei noduli tiroidei all’esame clinico è di circa il 4-7%; tale percentuale sale al 50-60% se si utilizza l’indagine ecografia come metodo diagnostico. All’autopsia, il 50% della popolazione generale presenta almeno un nodulo tiroideo, che all’esame istologico risulta un tumore maligno nel 5-6% dei casi.

La presenza di uno o più noduli all’interno della ghiandola tiroide viene solitamente rivelata da:
 

  • Evidenza alla palpazione e/o all’ispezione di tumefazione nella regione anteriore del collo;

  • Riscontro nel corso di ecografia tiroidea eseguita come approfondimento diagnostico in un paziente affetto da ipotiroidismo ipertiroidismo;

  • Riscontro occasionale nel corso di indagini eseguite per patologie non tiroidee (ad es.: Doppler TSA, ecografia del collo per linfoadenopatia latero-cervicale, Rx prime vie digestive con pasto baritato, ecc.).

Nell’iter diagnostico della patologia nodulare tiroidea, devono essere inclusi:

  • anamnesi accurata del paziente;

  • esame obbiettivo

  • dosaggio di TSH e Calcitonina;

  • ecografia tiroidea;

  • agoaspirato tiroideo.

 

L’agoaspirato tiroideo è fondamentale per stabilire il programma terapeutico per il paziente affetto da patologia nodulare tiroidea. Sulla base delle vigenti Linee Guida della SIAPEC (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia), si distinguono infatti i seguenti quadri citologici di agoaspirato tiroideo.
 

TIR 1: Il materiale non è sufficiente per stabilire una diagnosi. A seconda del quadro clinico-ecografico, l’Endocrinologo stabilisce se ripetere il prelievo (come accade nella maggior parte dei casi), inviare il paziente all’intervento chirurgico o sottoporlo a stretto follow-up.
 

TIR 2: Il nodulo è benigno. In tal caso, se il paziente lamenta sintomi compressivi (ad esempio, disturbi della deglutizione o sensazione di “ingombro” nella regione anteriore del collo), l’Endocrinologo deciderà sulla base del quadro ecografico e delle preferenze del paziente se inviarlo all’intervento chirurgico o sottoporlo alla procedura di Termoablazione. In assenza di sintomatologia specifica, il paziente può essere posto in follow-up clinico/strumentale.
 

TIR 3a: Neoformazione follicolare a basso rischio di malignità. Cliccare sul seguente link NODULO TIR 3A per le opzioni terapeutiche.
 

TIR 3b: Neoformazione follicolare ad alto rischio di malignità. Cliccare sul seguente link  NODULO TIR 3B per le opzioni terapeutiche.
 

Tir 4: Nodulo sospetto per malignità. Vi è indicazione all’intervento chirurgico. In tali casi, l’esame istologico “estemporaneo” nel corso dell’intervento può confermare il sospetto di malignità e quindi orientare l’estensione della tiroidectomia, sulla base delle dimensioni del nodulo neoplastico, dell’istotipo e della presenza di noduli anche nel lobo controlaterale.
 

TIR 5: Il nodulo è maligno. Il paziente deve essere sottoposto ad intervento chirurgico. Orientamenti recenti della letteratura suggeriscono la possibilità di seguire in stretto follow-up, il paziente con diagnosi citologica di microcarcinoma papillare, evitando o quanto meno procrastinando l’intervento chirurgico.